L'anima in trappola

 

Tutto comincia in un giorno qualunque, a tradimento. Un improvviso malore, una misteriosa sensazione di allarme, un invincibile senso di inadeguatezza si insinuano senza motivi apparenti nella vita di una persona che fino a quel punto si era ritenuta serena, una come gli altri.

L'attacco di panico, perché di questo si tratta, assale la sua vittima dandole la sensazione penosissima che sta per accedere qualcosa di terribile, una catastrofe che non potrà essere evitata.

Di fronte a questa eventualità il cuore si mette a pulsare senza controllo, le idee si affollano spaventose nella mente, la gola si chiude, il respiro sembra mancare...

Immaginate di essere per strada, in una bella giornata di sole, con l'unico desiderio di rilassarvi, guardare le vetrine, spendere due lire in qualcosa di assolutamente superfluo.

Un occhio distratto a ciò che vi circonda,un pensiero fugace al vostro cane che vi segue fedele, scarsa attenzione per quello che i passanti dicono o fanno.

Immaginate che in quest'oasi di rara serenità e spensieratezza si insinui, a dispetto vostro e del buon senso che vi caratterizza, una sensazione di languore, proprio alla bocca dello stomaco, cui faccia seguito, come un'eco dispettosa, il trasalire del cuore che, facendosi beffe della vostra pace, comincia una corsa disperata e frenetica, mentre voi lo sentite aprirsi e dilaniarsi, esplodere: un cavallo imbizzarrito e imprudente.

Nel frattempo anche la vista si annebbia; tutto assume un colore terribile, indefinito e non compendiato in nessuna tavolozza : il colore dell'irrealtà.

Che colore sia, è impossibile spiegarlo. Deve essere la sensazione che prova un fantasma, quando in un mondo di vivi e vegeti cerchi di farsi sentire, di imporre la sua presenza, anche se nulla e nessuno lo ascolta o lo vede.

Lui c'è, sa di esserci, ma tutto intorno resta ignaro e indifferente. Il mondo, dunque, quel mondo che normalmente vi ospita come parte integrante, all'improvviso vi rifiuta, si fa inafferrabile, traditore, ovattato nella sua lontananza.

E le mani sudano, le gambe si fanno tutt'a un tratto pesanti, per diventare in capo a pochi secondi tanto fragili da non reggere più il peso del corpo.

L'unica cosa che vi occupa la mente, a questo punto, é la sensazione di afflosciarvi, di svenire, di impazzire, di morire.

Quello che avete vissuto è un  attacco di panico, con tutta la folta schiera di sintomi che lo accompagnano, lo scortano e lo costituiscono.

E questa serie di sintomi viene descritta, con più rigore, in tanti testi di psichiatria, dove contribuisce a determinare la diagnosi di DAP ( Disturbo da Attacchi di Panico).

A uno psichiatra con un minimo di esperienza bastano tre o quattro di questi sintomi, ripetuti almeno una o due volte in una settimana, per capire di cosa si tratta.

A noi che formiamo la tribù dei sofferenti, è un episodio a illustrarci alcune cose essenziali:

che é  meglio non tornare sul luogo del delitto, ossia in quella strada dove il putiferio si é scatenato, e che non é evidentemente il caso di tornarci da soli.

Al secondo attacco, poi l'idea stessa di uscire di casa comincia a essere messa seriamente in discussione.

Sulla porta d'ingresso, con un piede già sullo stoino, si comincia a riflettere con un certo impegno sulla nostra uscita : comperare il latte.

Beh, pensandoci bene non é che il latte sia poi la mia passione. Oltretutto mi provoca un po' di colite. Forse é meglio ricorrere al té per qualche giorno, almeno fino a che non si sarà esaurita la scorta del magico infuso, che mi risparmia la pena di uscire allo scoperto.

Sono un vigliacco, un fifone uno che racconta un mucchio di palle e poi ci crede.

E così la nostra autonomia, con la nostra indipendenza e e autosufficienza, va a farsi benedire, come un edificio a cui tolgano le fondamenta, anche quel po' di autostima che ci eravamo faticosamente conquistati.

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Fonte " L'anima in trappola" di Valentina Cultrera - Mondadori Editore

 

 

A.I.C.D.

Eccomi quà , a raccontarvi la storia più terribile di tutta la mia vita.

Solo dopo alcuni anni riesco a parlarne mentre qualche anno fa', il solo pensiero mi faceva rivivere ancora quei terribili momenti e ci volevano 20 gg di valium per riprendermi.

A.I.C.D., ( Automatic Implantable Cardioverter Defribillator ) questo è il termine tecnico-scientifico di quel  piccolo infernale apparecchio grosso quanto un pacchetto di sigarette, che nel maggio del 1992 mi è stato impiantato sotto l' ultima costola anteriore sinistra.

Questo aggeggio aveva il compito ( secondo i medici ) di controllare le aritmie ipercinetiche maligne di cui il mio cuore soffriva. L' aritmia cardiaca è un disturbo di cui possono soffrire tante persone , ne esistono di due tipi : benigne e maligne , il cuore avverte come un interruzione del battito oppure va all' impazzata e nel caso di quelle di carattere maligne possono essere fatali .

Tali aritmie non erano ben controllate dalla terapia farmacologica e quindi questa sembrava l' unica soluzione, per evitare che venissi colpito da morte improvvisa.

Che beffa , pensavo io , ho sempre amato per così dire , il computer e tutto quello che di tecnologico mi circondava che alla fine me ne hanno messo uno addosso.

Già perchè non è che poi non si sentisse , il suo ingombro lo avvertito in ogni momento del giorno e della notte.

Ricordo che il cardiochirurgo che me lo (installò) , mi disse che ci voleva almeno una settimana per non avvertirne più il fastidio , be' passò un mese e ancora adesso dopo anni che me l' hanno espiantato durante il trapianto, avverto la sensazione della tasca che avevano creato sotto la costola per contenerlo, nel corso dell' operazione hanno anche dovuto rompere un pezzetto di costola , perchè sembra non si togliesse.

Ma questo non è niente in confronto ai problemi psicologici a cui sono andato incontro e che avevano improvvisamente aggredito violentemente la mia vita , facendomi sprofondare nella paura, quella vera , di morire e allo stesso tempo impazzire dal un momento all'altro, e di non avere più via di scampo.

L'aggeggio infernale , per funzionare e risolvere le crisi che il mio cuore aveva , doveva scaricare corrente monofase a 700 joules, e se non ci riusciva al 1° tentativo , dal 2° in poi le scosse erano sempre più potenti.

Insomma per non morire dovevo prendere la scossa , e sul cuore naturalmente, un pò quello che succede a chi purtroppo subisce un arresto cardiaco, con la sola differenza che a me , succedeva tutto da sveglio, quando andava bene , altrimenti poteva capitare di svenire.

Come certamente vi chiederete ,come si fà a fare una vita normale o quasi in queste condizioni?

Non si può e io me ne rendevo conto sempre più , nonostante mia madre e mio padre e tutte quelle persone che cercavano in qualche modo di aiutarmi , nessuno potevano far niente!!!

Così mi dicevo , nei momenti di lucidità , pochi per la verità , ma che vita è questa, d'accordo forse non morirò improvvisamente , ma al mio cervello cosa succederà dopo tutte quelle scosse e al mio cuore faranno bene? Una volta ne ho prese una trentina in un giorno, e per riprendermi psicologicamente e superare la cosa mi ci voleva di solito almeno un mese senza scosse.

I medici sono certo, agiscono nell' interesse del paziente per salvaguardarne la sopravvivenza , ma certo a me forse l' avevano resa un pochino difficile.

Perchè io volevo continuare a lavorare , a fare l' amore , a vivere insomma una vita vera come tutti  e non riuscivo a rassegnarmi a questa terribile realtà, a volte durante le crisi dovevo nascondere quello che mi stava succedendo per non allarmare chi mi stava vicino in quel momento , ma non sempre ci riuscivo.

Una cosa voglio ribadire , la scienza si prodiga per trovare rimedi contro le malattie e stà facendo passi da gigante, l' A.I.C.D.  in alcuni casi può essere una soluzione che fa da ponte per arrivare al trapianto, io credo di aver dato il mio contributo , mettendomi a disposizione con lunghi test e prove , nelle mani dei medici prima che di Dio.

E' difficile per me che ho vissuto in prima persona simili disturbi dare una soluzione a tutto ciò ma certo ci vuole una gran forza di volontà per guarire e questa viene solo da noi, per poter dire un giorno : io non sono malato stò bene e non ho più paura!

Nel 1993 fu istituito un centro di aiuto psicologico presso l' Ospedale Maggiore Borgo Trento di Verona , per tutte quelle persone che avrebbero dovuto applicare un A.I.C.D.

 

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UN GRAZIE PARTICOLARE A

Paolo con la sua sicurezza riuscì a farmi fare il tunnel che collegava il reparto di cardiologia dal bar. 

Carmen con la sua dolcezza mi ha restituito la fede per pregare anche nei momenti più bui . 

Ferruccio per la sua voglia di farmi vedere sempre il lato buono, anche quando non c'era. 

Giorgio con le sua ironia in alcuni momenti mi ha fatto dimenticare dove ero. 

Goretta per sua volontà nell' incitarmi a non mollare. 

Roberta per avermi accompagnato in mensa per un anno

Giovanna per aver creduto che c'era una strada possibile per uscire da quel tunnel e bisognava sfruttarla. 

Giancarlo e a suo figlio Claudio sono stati loro a convincermi a tentare l'unica strada possibile, il trapianto.[Top]